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… Due esistenze distinte nella vita che si ricompongono nell’amalgama dello scrivere. Indagare su questa casualità sarebbe un dispetto agli dei e ad ogni daimon che vaga per la terra. E la loro poesia scaturisce dalla dimensione daimonica. Ed il custode di queste atmosfere è il daimon più inquietante, il più beffardo: eros. Lungo questa possessione mitica del verso si sviscerano con venature taglienti gli elementi della terra, in un oscillare liquido del carnale quanto dell’impalpabile. I quattro elementi si mescolano alle situazioni più intime con serena violenza, secondo insidiosi percorsi dove «È senza senso | un vuoto che circonda | un altro vuoto». La scrittura a quattro mani è un’occasione fertile, naturale, inedita fatta di un crescendo di transizioni emotive che varcano il muro della pelle per travasarsi nel mondo rischioso del «Resto in bilico | s’un equilibrio folle | fatto di corde», per rientrare nel corpo del lettore con energie di nuovo sapore. Il desiderio. Frustrato, vissuto, lamentato, paganamente celebrato, compiaciuto quanto rimosso e brutalmente rimpianto. Lui, il desiderio. È un motore creativo rinnovato secondo una dialettica psichica e che guarda alla terra, naviga le acque, scruta il cielo, senza rinchiudersi in una cella di qualche metro quadrato tipica della dinamica di relazione. Il vento, le vaghezze dell’orizzonte, il salato della sabbia, le variazioni dell’acqua non sono coreografia di attimi. Sono trasfigurazioni del corpo. C’è dell’epico nella celebrazione dell’oggetto amato. Ma la poesia di Elena e Paolo non sa cedere alla declinazione di un moderno Cantico dei cantici. Sono un’anima sola in due corpi. Corpi feriti, ammaccati dall’incompletezza della ricerca dell’altro ma vivi nel tragitto da percorrere per sentieri poco frequentati. Impera la sensazione di uno scontro gentile e perenne, parallelo e stretto a sé, a quattro mani, che si mostra in pubblico senza pudore, un duello senza armi cui tutti devono assistere per vedere coi propri occhi qual è la volontà degli dei. Col ritegno messo da parte, perché c’è bisogno di parola, di aria, di respiro condiviso, di sudore che sporca, nella lotta per la conquista o la dissoluzione dell’altro in nuova sostanza...

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Sobre el autor

Paolo Botti

Paolo Botti nasce a Milano nel 1960. Nel 2012 pubblica un'antologia di poesie dal titolo «Parole come Spezie». Partecipando ad un progetto di scrittura creativa incontra Elena Loffredo con la quale avvia una collaborazione letteraria che si concretizza nella pubblicazione di «Incroci paralleli».

Elena Loffredo

Elena Loffredo nasce a Livorno nel 1959. Vive a Milano dove, dopo gli studi all'Università Cattolica, si perfeziona alla Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori. Da sempre appassionata di poesia, debutta in ambito letterario con questa silloge che inaugura la collana «Il Segnaposto», edita da Piccoli Giganti Edizioni.